25 maggio 2016

Abbazia di Sant'Urbano di Apiro... e luce sia.


E luce sia: Abbazia di Sant'Urbano di Apiro ore 7.15

Ho descritto nel post " Il raggio di luce ritrovato" (clicca qui) come quando e perché il Sole entra nell'Abbazia di Sant'Urbano di Apiro il 25 maggio. Ma un conto è sentirlo raccontare e guardarlo in fotografia e un conto è stare nella chiesa, ancora fresca e in penombra, di prima mattina e farsi inondare all'improvviso dai raggi del sole, caldi e accecanti, che sbucano da ogni... poro delle vetrate o dall'occhio luminoso costruito sopra l'altare. 

Raggi di sole visibili anche dalla monofora-vista-altare all'interno di quella che una volta era la cella di un frate, oggi trasformata in una meravigliosa camera d'albergo. 

Monofora con vista. 

Niente di trascendentale ovviamente, il raggio di sole è solo un bellissimo effetto scenico medievale che possiamo ammirare ancora oggi. Il vero miracolo sono le tante persone che si sono alzate all'alba pur di assistere all'evento nell'Abbazia. E' stata una festa. 


Abbazia di Sant'Urbano  ore 7.41 ; centro!
Una frase scritta sul registro presenze dell'Abbazia testimonia anche di una certa ressa per vedere il raggio sovrapporsi al cerchio inciso sulla pietra.

Se non state tutti ammucchiati possono vedere anche gli altri (traduz.).

Il Sole (si fa per dire) non sta mai fermo, perciò, dopo aver superato il solstizio d'estate, ritornerà il   19 luglio alla stessa ora... e lo spettacolo continua. Non può essere un'idea per visitare l'Abbazia, Apiro e la Valle di San Clemente? 

23 maggio 2016

Apiro, l' Abbazia di S.Urbano e il raggio ritrovato


Apiro, Valle di San Clemente: Abbazia di Sant'Urbano
Non so dirvi quando accadde ma un giorno la memoria storica decise di abbandonare l’Abbazia di Sant’Urbano di Apiro cosicché, nell’arco di alcune generazioni,  nessuno seppe più con certezza il perché di quel cerchio inciso in una pietra  nella parete della navata sinistra subito dopo l’ingresso. Come spesso accade in queste faccende, le teorie furono tante ma quella taumaturgica l’ebbe vinta su tutte: sarebbe bastato appoggiare la nuca o la fronte su quel segno per proteggersi o guarire dal mal di testa. Ma l’incertezza rimase.

Il cerchio misterioso
Pochi anni fa, occhi più critici e attenti notarono che la parete sopra l'abside comunica all'esterno verso est con una specie di "occhio" dello stesso diametro del tondo sulla pietra. E’ a questo punto che si fanno strada un’intuizione e tante domande: potrebbe esserci una relazione tra i due? Che un raggio di sole entri da quel foro  e vada a centrare quel tondo? E in quale ora, giorno, mese dell’anno accadrebbe? E se questa tesi fosse corretta, per quale motivo gli architetti si cimentarono in operazioni così complesse sia per trovare il punto dove costruire il foro acchiappa-raggio-di-sole e sia per calcolare dove  non costruire colonne, pareti o altri manufatti  capaci di ostacolare la vista dello spettacolare evento?

Apiro, Abbazia di Sant'Urbano, l'alto presbiterio e "l'occhio luminoso".
Per prima cosa occorre perciò verificare che  la teoria del  fascio di  luce sia vera. E’  Pacifico Ramazzotti che se ne fa carico, con il pragmatismo da architetto (è la sua professione) e con l’amore per questo luogo speciale (è un apirese doc). Calcola complicate effemeridi del sole sulle coordinate geografiche di Sant'Urbano e poi aspetta per diversi giorni, alzandosi dal letto al canto del gallo, il previsto arrivo del raggio di sole nell'Abbazia.

L'arch. Pacifico Ramazzotti a tu per tu  con le posizioni del sole nell'arco dell'anno (effemeridi) 


A Sant'Urbano, patrono di Apiro, il 25 maggio ore 7.41 : il raggio perfetto.
Finalmente, il 25 maggio 2013 alle 7,15  "l'occhio" spara un fascio di luce  che attraversa il presbiterio e va a schiantarsi sulla parete della navata per poi  spostarsi, con i tempi della rotazione terrestre, e a sovrapporsi perfettamente alle 7.41 sul cerchio inciso nella pietra. Il mistero è risolto, la gioia è immensa, la sorpresa pure, anzi, è doppia perché in quello stesso giorno, il 25 maggio, udite udite, si festeggia Sant’Urbano patrono di Apiro, una ricorrenza non solo religiosa,

25/5/2013: alle 7.15 l'occhio luminoso spara il raggio di luce  nell'Abbazia

25 /5/2013  alle 7,41: centro!
Un proverbio ricorda, infatti, che “per Sant’Urbano il frumento è fatto grano”, in questo periodo, cioè, maturano i chicchi di grano e di lì a poco la Natura giocherà a carte scoperte calando la carta dell’abbondanza o della carestia. Non è difficile immaginare lo stato d’animo della popolazione in quel giorno e chissà se il verificarsi o meno del prodigio, magari per colpa  di una nuvola a spasso davanti al sole, sarà stato interpretato come buono o cattivo presagio.

Certo, chi ha ideato e fatto realizzare questo effetto scenico nel XIII secolo, approfittando dei lavori per l'ampliamento della chiesa,  è stato un genio.
Immaginate lo stupore dei comuni mortali nei secoli scorsi all'apparire del raggio di luce, fatto coincidere, magari, con una celebrazione religiosa. Nel tempo in cui era il sole a ruotare attorno alla terra e la religione cattolica si dichiarava depositaria delle leggi della natura, riuscire a imbrigliare per sempre un raggio di sole il giorno del patrono non ne era la prova tangibile? La soggezione nei confronti di una Chiesa così potente sarà stata totale.

L'Abbazia di S.Urbano tra "il frumento diventato grano" (dall'abitazione di Martine e Henrik)

Chapeau! quindi, a chi ha restituito a Sant'Urbano una parte del suo vissuto storico e religioso dimenticato, probabilmente, dopo la soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone. Nel 1810 i frati, infatti, furono cacciati dall'Abbazia mentre l'archivio e la biblioteca furono dispersi chissà dove. Mi vengono i brividi a pensare cosa sapranno di noi le generazioni dei secoli a venire se, come molti scienziati temono, le memorie elettroniche dei nostri computer fra qualche decennio non fossero più leggibili.

Intanto godiamoci l'evento del 25 maggio che è diventato oramai un appuntamento fisso con tanto di lectio magistralis di Pacifico Ramazzotti, mai stanco di regalarci le emozioni della scoperta. Segue la Messa, per chi vorrà seguirla, celebrata nell’altissimo presbiterio, e poi ci si ritrova nell’attiguo ristorante per una colazione alla maniera contadina a base di formaggi salumi verdure cotte pane crescia e vino. Da queste parti il semplice taralluccio e vino non è di moda.

Apiro e l'Abbazia di Sant'Urbano

E' il Comune di Apiro il proprietario dell'Abbazia. Nella foto sembra sorvegliare dall'alto la sua perla, ed è vero, perché negli anni, malgrado sia un piccolo comune, ha investito  non poche risorse per restaurare e rendere fruibile e accogliente questa scheggia di storia medievale costruita nella Valle di San Clemente, una delle vallate più belle e, purtroppo, meno conosciuta delle Marche. Intanto ve ne do un assaggio perché questa  sarà tutta un'altra storia.

Valle di San Clemente

Questo è il breve racconto dell'evento visto il 25 maggio 2016:
http://tracceminime.blogspot.it/2016/05/abbazia-di-santurbano-di-apiro-e-luce.html


Per saperne di più:

04 maggio 2016

Le case degli altri

Valcarecce: nido e uova di storno

Architettura ecosostenibile e partecipata: un po’ di paglia e di rametti, dei fili di plastica sfilacciati da un rude spago usato da Dany due anni fa per legare una pianta di pomodori (ha raccolto solo tre frutti in parte ammuffiti, adesso lei si occupa d’altro), del muschio fresco e terra in funzione di leganti e coibentanti, una cassetta del contatore di metano ( è quella di zia Tecla) dello stesso celeste delle future uova ( fa pendant), aria buona (Valcarecce), la partecipazione attiva e professionale dei due coniugi (storni), che non ho ancora avuto il piacere di conoscere, la cui maestria nello sculettamento, però, è ben riconoscibile nella perfetta rotondità interna del nido.

Le mie impressioni? Ti senti tremendamente in colpa per aver aperto lo sportello, lo richiudi subito e scappi via senza aprire la valvola, cascasse l’inverno sulla primavera.

02 maggio 2016

Olmo


Olmo
Olmo di questi tempi è un'uccelliera naturale. Una coppia di gazze ha costruito il nido tra i rami più alti e, a metà aprile, sta già proteggendo le uova. Ogni tanto la femmina smette di covare, si sgranchisce un po' le ali, svolazza chissà dove ma ritorna dopo pochi minuti con il suo compagno.
Dopo la fioritura i rami  sono straboccanti di samare nel cui interno, ciascuna, racchiude dei semi amatissimi dagli uccelli visto che ci si fiondano a frotte liberandoli dalle "ali" come fossero noccioline: in pochi minuti ho visto cardellini, passeri comuni e mattugie, cince e verdoni, tutti a strafarsi di semi di Olmo. Una meraviglia.
Affacciato alla finestra del quarto piano della casa di riposo, ti stringe lo stomaco il contrasto tra l'esplosione della primavera dentro e attorno a Olmo e la caparbietà dei tanti ospiti nel restare aggrappati alla vita come meglio possono e con tutti gli ausili moderni possibili.

 Gazza, una scrollata alle ali appena uscita dal nido

Passera Mattugia con una samara ancora nel becco

Cincia (al centro: sfocata e in ombra ma c'è di sicuro) e Passero Comune


Cardellino