24 novembre 2013

Quando dalle finestre chiuse entravano il vento e la pioggia



E' una finestra  come tante, direte voi, vecchia, con un bel panorama, ma sempre di una finestra si tratta. Già, ma guardate la foto qui sotto: è la stessa finestra con le ante chiuse. Sul davanzale interno e per tutta la sua lunghezza scorre una scanalatura che al centro comunica con un piccolo foro. E' stato un accorgimento tanto semplice quanto ingegnoso utilizzato fin quando spuntarono i doppi vetri e gli infissi a prova d'intemperie. Sì, perché prima di quelle invenzioni dalle finestre chiuse entravano sia il vento che la pioggia. Al vento era difficile opporsi, i vetri sottilissimi sbattevano sui loro incastri ed entravano sbuffi d'aria da tutti i lati. L'acqua invece,non era un problema, anche se sgocciolava da ogni interstizio, cadeva in quella scanalatura e defluiva poi all'esterno da quel piccolo buco. 

11 novembre 2013

CEIS: il Centro Educativo Italo Svizzero di Rimini

Anfiteatro romano di Rimini e, sul terrapieno, il Centro Educativo Italo Svizzero.


Siamo a Rimini ma per questa volta scordatevi il mare. I ruderi in primo piano sono quelli dell'anfiteatro romano, mentre le costruzioni in legno sotto la pineta non sono i bungalow di un centro vacanze bensì aule:
le aule del Centro Educativo Italo Svizzero (CEIS).  


Il CEIS è un luogo pieno zeppo di sorprese, di segni e di significati già dall'ingresso principale.
Innanzitutto non crediate di leggere un'insegna, magari luminosa, che segnali il Centro. Io l'ho cercata in tutto il perimetro esterno ma non l'ho trovata.
La direzione, infatti, ha ritenuto sufficiente esporre la torta per festeggiare i 67 anni di attività, una barca di cartone per informarci che sono iniziati i centri estivi e, per dare un'idea di ciò che si fa all'interno, uno striscione di carta con su scritto: "Sono convinta che solo l'educazione è capace di cambiare il mondo". E' un pensiero di Margherita Zoebeli, la fondatrice del Centro. Una frase semplice. Apparentemente semplice, perché educare non è una cosa da niente.

01 novembre 2013

Quattro Novembre a Castel Sant'Angelo


Il paese è tutto lì, alcune case, la chiesa e i pochi resti di quello che fu il castello a protezione della Valle di San Clemente. Oggi, Castel Sant'Angelo ( frazione del comune di Cingoli - MC)  conta 17 residenti in tutto, una bazzeccola rispetto a 100 anni fa quando la campagna era coltivata e abitata anche negli angoli più impervi e quando in un singolo casolare potevano abitarci anche più di 30 persone.


Castel Sant'Angelo, frazione di Cingoli (MC)
Castel Sant'Angelo di Cingoli (MC)  al tramonto                       6.1.2013
Ma guardate questo monumento ai "Caduti della Guerra 1915-1918" posizionato all'ingresso della frazione: nell'elenco figurano...19 uomini. Anche se allora il numero degli abitanti era maggiore rispetto ad oggi non vi sembra comunque un'enormità tutti quei morti ? Sembra impossibile!

Castel Sant'Angelo di Cingoli


In un paese così piccolo tutte le persone erano in qualche modo imparentate tra loro, è perciò probabile che in quegli anni ogni famiglia, anche la  più isolata, piangesse qualcuno di quei  "ragazzi". Ma non solo qui e nella Valle di San Clemente ma anche nel resto del Paese, perché quella carneficina provocò, solo in Italia, 700.000  morti, e le lapidi come questa disseminate ovunque ne sono la testimonianza. 

Castel Sant'Angelo, Isola, Elcito e il Monte San Vicino
Valle San Clemente: Castel Sant'Angelo,  Isola (sullo sfondo),  Elcito (in alto a sx)                23.1.2013
S E T T E C E N T O M I L A !
Non riesco a visualizzare settecentomila persone tutte assieme; a volte rimane sospeso nell'indefinito il significato di una cifra se questa non è contenuta nella nostra esperienza. Queste località e queste lapidi ci servono, al di là della  retorica nella quale a volte sono immerse, perché svelano la reale dimensione di quei numeri e  quanto dolore è nascosto in ciascuna riga di quegli elenchi.