10 dicembre 2013

La notte della "Venuta"


Valcerecce (MC)                   9.12.2013

Non spaventatevi se il 9 dicembre di ogni anno vi capiterà di scorgere, tra le colline e i paesi, una miriade di fuochi punteggiare la notte marchigiana. E' una devozione e una tradizione secolare quella di accendere dei falò per ricordare il viaggio... aereo "from Palestina to Loreto" della Santa Casa: la casa della Madonna. Tutte quelle luci simboleggiano l'aiuto che gli uomini offrono agli angeli per indirizzarli nella giusta direzione perché furono proprio loro, gli angeli, ad accollarsi la fatica del trasporto.

Come mai è ancora così sentita questa tradizione? Chissà! Forse anche perché non si ricorda il santo super-eroe vissuto anni luce da noi e irraggiungibile nella sua perfezione e santità, ma si dà un aiuto agli angeli, quelle entità amiche che ci hanno protetto e fatto compagnia già dalla culla. E' come se la tradizione religiosa e la favola si fossero unite per aprire una finestra sul mondo magico della nostra infanzia.

 

Succede anche in Umbria, a Norcia (clicca qui).

02 dicembre 2013

La Grotta del Vernino e il tempo inesistente





Nella Grotta del Vernino ci si arriva dopo un'ora di faticosa ma facile escursione (il dislivello è di soli 350 metri), mentre si costeggia le falesie a picco sulla Gola della Rossa. L'ambiente severo, la fitta e variegata vegetazione (qui ho scoperto un corbezzolo in piena forma), la relativa assenza di attività umane, il respiro antico di questa cavità in cui sono state trovate perfino delle selci preistoriche, rendono questo percorso divertente e, in un certo senso, misterioso.

24 novembre 2013

Quando dalle finestre chiuse entravano il vento e la pioggia



E' una finestra  come tante, direte voi, vecchia, con un bel panorama, ma sempre di una finestra si tratta. Già, ma guardate la foto qui sotto: è la stessa finestra con le ante chiuse. Sul davanzale interno e per tutta la sua lunghezza scorre una scanalatura che al centro comunica con un piccolo foro. E' stato un accorgimento tanto semplice quanto ingegnoso utilizzato fin quando spuntarono i doppi vetri e gli infissi a prova d'intemperie. Sì, perché prima di quelle invenzioni dalle finestre chiuse entravano sia il vento che la pioggia. Al vento era difficile opporsi, i vetri sottilissimi sbattevano sui loro incastri ed entravano sbuffi d'aria da tutti i lati. L'acqua invece,non era un problema, anche se sgocciolava da ogni interstizio, cadeva in quella scanalatura e defluiva poi all'esterno da quel piccolo buco. 

11 novembre 2013

CEIS: il Centro Educativo Italo Svizzero di Rimini

Anfiteatro romano di Rimini e, sul terrapieno, il Centro Educativo Italo Svizzero.


Siamo a Rimini ma per questa volta scordatevi il mare. I ruderi in primo piano sono quelli dell'anfiteatro romano, mentre le costruzioni in legno sotto la pineta non sono i bungalow di un centro vacanze bensì aule:
le aule del Centro Educativo Italo Svizzero (CEIS).  


Il CEIS è un luogo pieno zeppo di sorprese, di segni e di significati già dall'ingresso principale.
Innanzitutto non crediate di leggere un'insegna, magari luminosa, che segnali il Centro. Io l'ho cercata in tutto il perimetro esterno ma non l'ho trovata.
La direzione, infatti, ha ritenuto sufficiente esporre la torta per festeggiare i 67 anni di attività, una barca di cartone per informarci che sono iniziati i centri estivi e, per dare un'idea di ciò che si fa all'interno, uno striscione di carta con su scritto: "Sono convinta che solo l'educazione è capace di cambiare il mondo". E' un pensiero di Margherita Zoebeli, la fondatrice del Centro. Una frase semplice. Apparentemente semplice, perché educare non è una cosa da niente.

01 novembre 2013

Quattro Novembre a Castel Sant'Angelo


Il paese è tutto lì, alcune case, la chiesa e i pochi resti di quello che fu il castello a protezione della Valle di San Clemente. Oggi, Castel Sant'Angelo ( frazione del comune di Cingoli - MC)  conta 17 residenti in tutto, una bazzeccola rispetto a 100 anni fa quando la campagna era coltivata e abitata anche negli angoli più impervi e quando in un singolo casolare potevano abitarci anche più di 30 persone.


Castel Sant'Angelo, frazione di Cingoli (MC)
Castel Sant'Angelo di Cingoli (MC)  al tramonto                       6.1.2013
Ma guardate questo monumento ai "Caduti della Guerra 1915-1918" posizionato all'ingresso della frazione: nell'elenco figurano...19 uomini. Anche se allora il numero degli abitanti era maggiore rispetto ad oggi non vi sembra comunque un'enormità tutti quei morti ? Sembra impossibile!

Castel Sant'Angelo di Cingoli


In un paese così piccolo tutte le persone erano in qualche modo imparentate tra loro, è perciò probabile che in quegli anni ogni famiglia, anche la  più isolata, piangesse qualcuno di quei  "ragazzi". Ma non solo qui e nella Valle di San Clemente ma anche nel resto del Paese, perché quella carneficina provocò, solo in Italia, 700.000  morti, e le lapidi come questa disseminate ovunque ne sono la testimonianza. 

Castel Sant'Angelo, Isola, Elcito e il Monte San Vicino
Valle San Clemente: Castel Sant'Angelo,  Isola (sullo sfondo),  Elcito (in alto a sx)                23.1.2013
S E T T E C E N T O M I L A !
Non riesco a visualizzare settecentomila persone tutte assieme; a volte rimane sospeso nell'indefinito il significato di una cifra se questa non è contenuta nella nostra esperienza. Queste località e queste lapidi ci servono, al di là della  retorica nella quale a volte sono immerse, perché svelano la reale dimensione di quei numeri e  quanto dolore è nascosto in ciascuna riga di quegli elenchi.








23 ottobre 2013

Visso e Leopardi. Parte 2° : Viani, Mariotti e Gaola Antinori

Sembrerà strano, ma a Visso, nel cuore del parco dei Monti Sibillini, si trova il Museo dei Manoscritti Leopardiani. Strano perché Leopardi non c'è mai stato in questa città e perché non gli ha mai dedicato una poesia. Se nelle "Ricordanze" Giacomo scriveva "... quei MONTI AZZURRI, che di qua scopro..." non si riferiva a Visso ma alla catena dei monti Sibillini che intravedeva da Recanati.
Stavolta, invece, sarà la casualità a decidere l'intreccio di questa storia.

Nel 1869 lo studioso Prospero Viani di Bologna, a causa di necessità economiche,  decide di vendere la sua collezione di manoscritti leopardiani, incarica quindi il deputato Filippo Mariotti di Apiro di trovare un acquirente che, poco dopo, si materializza nell'allora sindaco di Visso Giovan Battista Gaola Antinori.

Chi sono questi personaggi? Proviamo a conoscerli meglio partendo magari da qualche scritto, da qualche traccia che riveli un po' della loro personalità.

Prospero Viani  

Prospero Viani - Museo del Risorgimento - Reggio Emilia
Letterato, filologo e  accademico della Crusca, Prospero Viani è un appassionato studioso di Leopardi anche  non avrà mai modo di conoscerlo. Raccoglie i  manoscritti di Giacomo dal 1838 per poi pubblicarli nell' Epistolario leopardiano. 

Per conoscere qualcosa di Prospero leggiamo questa questa lettera scritta ad un suo amico:
" quando lo scorso mese, nel fitto dell'inverno, io venni da te, carissimo Oreste, vidi, girando l'occhio lungo tutta la strada e la sfogata campagna, lo spettacolo pittoresco della galaverna; dove a creste o zighizaghi, dove a nastri o trine, quando a pizzi o frange, e quando a pendagli o rotoletti, come fiori d'avellani o di noci, secondo l'intrecciata e varia conformazione o configurazione de' rami negli alberi e nelle siepi..."
Questa descrizione della galaverna tessuta da Viani è un vero e proprio ricamo fatto con le parole quando questo vocabolo era una novità anche per i dizionari. Una persona così avrebbe trattato con la stessa competenza e sensibilità qualsiasi argomento, inclusi i pensieri autografi di Leopardi.

Monte Catria e ( sullo sfondo)  Monte Acuto:    la galaverna                       6.3.2010

06 ottobre 2013

Visso e Leopardi. Parte 1° : la città


Visso:    torri di guardia della cinta muraria medievale

Cesellata in una valle alla confluenza del torrente Ussita con il fiume Nera ( quello che andrà poi a gettarsi nella Cascata delle Marmore), Visso è la porta d'accesso ad est del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Si passa di qui per andare a Castelluccio e Ussita, ma anche nell'altopiano di Macereto o nell'Alta Val Nerina. Insomma, ci troviamo in una delle zone più belle d'Italia.

Visso:  torrente Ussita, chiesa di San Francesco e argini a protezione della città.

26 settembre 2013

Le parole di Santarcangelo di Romagna




Santarcangelo di Romagna           via C. Battisti
Il centro storico di Santarcangelo di Romagna è addossato sull'ultima collina della Val Marecchia, pochi metri sotto si stende la pianura e la marea estiva del turismo balneare riminese. Gli abitanti hanno conservato la loro città vecchia con cura e con amore così da renderla accogliente, pulita e colorata, senza tralasciare qualche civetteria moderna.

Santarcangelo di Romagna         Piazza Ganganelli
Basta fare due passi tra le "contrade" per rendersene conto. Vedremo i balconi super fioriti, le facciate delle case tinteggiate di fresco, l'utilizzo di ogni spazio, anche quello più improbabile, per ricavare piazze, giardini e finestre.

02 settembre 2013

Cingoli: il Monte Nero e il suo bosco


Valcarecce e la macchia mediterranea del Monte Nero       ( 01/09/2013)

Tutte le volte che  m'affaccio dalla terrazza di Valcarecce e guardo il Monte Nero credo di provare lo stesso desiderio di chi abita fronte-mare:  di nuotare in quel mare di verde, in quella fitta macchia mediterranea che riveste tutte le pendici di quella collina-monte.

E’ lì che la Natura opportunista  dimostra  come quella selva di forme, attitudini, colori e odori  sia la soluzione migliore per affrontare il futuro.  E’ vero, tutti  sgomitano per arrivare più in alto degli altri,  ma quando arrivano le bufere della vita fanno muro comune, si sostengono e a volte s’abbracciano pur di resistere.  
In quella società multietnica le diversità non sono un problema, sono la  sua forza, la sua bellezza.

19 agosto 2013

Apiro tra le campane: vertigo


Apiro   Collegiata di Sant'Urbano         veduta nord


Tra le campane m'affaccio
a cercare paesi e paesaggi
farsi strada tra i ricordi

Al prossimo rintocco
che ci vuole ad agguantare la nota!
salirci sopra
e volare... volare
messaggero del Vespro
fin là dove il suono ondeggia
e poi scompare

Le mani trasudano vertigine
al richiamo del vuoto
scivolano sulla ringhiera:
incerto confine
tra la normalità e la follia
o la poesia.


Apiro: Valle  San Clemente con la dorsale del monte San Vicino

Apiro   

03 luglio 2013

La mia... Ascoli Piceno: Sant'Angelo Magno e la Ruota degl'Innocenti


Ascoli Piceno - Via Pretoriana

Siamo  di nuovo  ad Ascoli Piceno,  nella parte più alta di Via Pretoriana.  Conviene fermarsi un attimo,  prendere un po’ di fiato dopo  l’impennata dell’ultimo tratto e godersi  lo spettacolo della città vista dall’alto: s'intuiscono già il mare di tetti e le torri e i campanili che spuntano di qua e di là come vele. 

Ascoli Piceno  -  Via Sant'Angelo

01 giugno 2013

La mia... Ascoli Piceno: Via Pretoriana

Ascoli Piceno  -  Via Pretoriana  ( inizio )
Ecco, è qui che inizia Via Pretoriana, il cardo maximus della romana Asculum Picenum. Dal  centro storico s'inerpica su, fino al Sestiere (quartiere) Piazzarola, una delle zone più alte e più antiche della città.

Ascoli Piceno  -  Via Pretoriana

24 maggio 2013

" il Cielo in una stanza "


Cerreto d'Esi (AN)                                                                           24.05.13

19 maggio 2013

Apiro: l'orto di Campana Marino


Apiro (MC),  dorsale del Monte San Vicino sullo sfondo 
Chissà per quanto tempo questo rudere resisterà al suo crollo. Il mare di verde che lo circonda e lo avvolge sembra proteggerlo. Al suo interno, però,  i buchi sul soffitto, gli avvallamenti del pavimento, le crepe profonde alle pareti non lasceranno scampo al suo destino.         


Se guardiamo attentamente, tutta la parete di fondo è stata ricoperta di parole, cifre, segni, sigle, scarabocchi, addizioni, moltiplicazioni - e relative prove del nove -,  come  se fosse la pagina di un quaderno o di un registro. Mi avvicino con cautela cercando di non sprofondare assieme al pavimento. 

11 maggio 2013

Gola della Rossa: in compagnia delle nuvole


Gola della Rossa (AN)                                                                                                        8/5/13   h. 19.40
Il sole, prossimo al tramonto, illuminava solo le cime più alte, verso ovest, mentre la Gola della Rossa era già in ombra. Che strano però,  ero circondato da una luce soffusa, vibrante...irreale.
Alcuni alberi proiettavano la loro ombra sull'asfalto: com'era possibile se il sole stava scomparendo dalla parte opposta? E poi le rocce. Tutte di origine calcarea. Perché quelle a sinistra erano di colore grigio scuro, mentre quelle a destra apparivano più chiare, tra il rosa pallido e il seppia ?
Cosa stava accadendo?
Alle mie spalle, un'enorme nuvola cumulo-nembo, compatta e bianchissima, sembrava  l'improbabile vela di una nave ferma all'uscita della Gola. La luce bassa del  tramonto la colpiva frontalmente, e i suoi raggi, dopo essere stati assorbiti in parte dalla pioggia sospesa, rimbalzavano su di me e in questa parte del percorso.
Volevano offrirmi un'altra chance per proseguire oltre il buio, insieme.

21 aprile 2013

Cupramontana: l'Eremo dei Frati Bianchi




Eremo dei Frati Bianchi, l'ingresso 

Il cancello blocca l'accesso alle auto, ma il varco lasciato aperto alla sua sinistra è un chiaro invito ad entrare. Siamo nell'area floristica protetta dei Frati Bianchi: un bosco secolare, autoctono spiega un cartello, di querce, frassini, ontano nero, aceri e altre latifoglie tipiche delle colline marchigiane. E stenti a credere di trovarti lì, pochi passi prima eri ancora tra gli olivi e il verdicchio di Cupramontana.

Area floristica protetta dei Frati Bianchi
 
Il marzo piovoso di quest'anno rende il Fosso del Corvo ancora colmo d'acqua e la vegetazione in grande forma per l'exploit della prossima collezione... primavera-estate.

Area floristica protetta dei Frati Bianchi
Il terreno intriso d'acqua  lascia ben vedere le impronte lasciate dagli animali selvatici  nei loro abituali percorsi,

Area floristica protetta dei Frati Bianchi: una cascata di capelvenere
e... meraviglia! Una parete verticale, alta circa quindici metri, completamente ricoperta di Capelvenere: la felce dalle fronde leggere e delicate come la chioma della dea Venere (wikipedia).  

Area floristica protetta dei Frati Bianchi
Continuando a salire, il rumore di una cascata nasconde, ma non troppo, il martellare di un picchio impossibile da scorgere.

L'Eremo dei Frati Bianchi di Cupramontana
Poi... il bosco si apre a una grande radura dove sorge l'Eremo dei Frati Bianchi. Sulla sinistra si vedono le grotte scavate intorno all'anno Mille dai monaci seguaci di San Romualdo, il benedettino che fondò la Congregazione dei Frati Camaldolesi: frati Bianchi perciò, dal colore del loro saio.

11 aprile 2013

Aironi opportunisti



Antefatto:
solitamente mi affido ad una fotocamera compatta quasi tascabile, con un teleobiettivo risibile, ma sono libero nei movimenti e spesso non mi accorgo più di averla. Stavolta, invece, avrei dovuto portare ben altra attrezzatura. Pazienza, mi scuserete per la non qualità delle foto.


Atto I:
in prossimità delle vasche di un allevamento di trote, nei pressi di Visso, scorgo un gruppo di grandi uccelli. Potevano essere delle cornacchie? Fermo l'auto sul ciglio della strada e così riconosco uno stormo di una quindicina di aironi cinerini intenti a fare colazione con tutto quel ben di Dio a portata di becco. Appena mi vedono spiccano il volo all'unisono.  Resto a guardarli mentre si posano, dopo lente e ampie volute, su un costone qualche decina di metri  sopra le vasche.


Atto II:
Seguo il consiglio di Roberto che avevo letto su questo bellissimo post: "A volte, uno dei modi migliori per scattare una fotografia ad un uccello, e' quello di starsene tranquillamente seduti in macchina. Lo so che non e' molto avventuroso, ma spesso e' il modo piu' redditizio."  Rimango perciò seduto in auto a scrutare gli aironi sperando in un loro ritorno per riprenderli da vicino; loro fingono indifferenza nei miei confronti ma, anche se restano di profilo, so che mi controllano, eccome: chi con l'occhio destro e chi con quello sinistro.


Epilogo:
Io credo di essere il più furbo, ma ho poco tempo a disposizione, non più di un quarto d'ora. I pennuti, invece, sono saggi e il loro scorrere del tempo è dissimile dal mio. 
Hanno vinto loro!



Morale della storia:
la Saggezza vince sulla Furbizia, ma senza fretta. 
   

23 marzo 2013

L'Eremo S. Maria di Grottafucile


Eremo S. Maria di Grottafucile - uscita della chiesa  -


Volevo sgranchire un po' le gambe e verificare, sul... campo, le malefiche e troppo complicate funzioni della nuova macchina fotografica: destinazione Castelletta e un qualsiasi percorso alle falde del Monte Revellone.
La scelta è caduta sulla frazione di San Pietro perché, dalla strada, era ben visibile un sentiero a mezza costa che s'inoltrava nell'area più impervia della zona.
In quella strana giornata potevi aspettarti di tutto: prima il sole, poi il vento forte con le nuvole, di nuovo il sole intervallato da brevi nevicate, il cielo nero a sud, blu oltremare a nord, un accenno di pioggia e l'odore della primavera. La fine dell'inverno, insomma.
La bellezza del preappennino marchigiano, la possibilità (ero da solo) di ascoltare anche i più tenui rumori, la divertente variabilità del tempo, il sempre rinnovato piacere di camminare in montagna, mi avevano già fatto dimenticare il disagio di non essere in compagnia. Sguardo vigile, orecchio attento, e mano sul pulsante dell'otturatore, è così che ho iniziato a perlustrare, passo dopo passo, ogni angolo del percorso:




gli olivi coltivati al limite superiore dell'areale,



muretti a secco a protezione del pendio,










                                   

una tana di volpe (?),      


mentre una freccia, con le indicazioni chiare e dettagliate, mi suggeriva la direzione.


Da un lato, la primavera era rimasta di...ghiaccio,

01 marzo 2013

Abbazia di Fiastra: raggi di luce


Urbisaglia  -  Abbazia di Fiastra  -  Il chiostro

L'inclinazione perfetta
rinnova l'antica amicizia.
Incontenibili
raggi di luce
bersagliano
le monofore

Urbisaglia  -  Abbazia di Fiastra  -  monofore della parete meridionale

trasmutano
nelle navate
in dorate
impalpabili
effusioni

Urbisaglia  -  Abbazia di Fiastra                     16.2.13  h.14,40
scivolano
lentamente
nel silenzio
tra colonne 
pareti e fessure

Urbisaglia  -  Abbazia di Fiastra                        16.2.13   h.14,48
scorrono
inesorabili
prima di affievolirsi 
per regalare ad altri
tutti i colori dell'universo.

Urbisaglia  -  Abbazia di Fiastra                       16.2.13  h.14,42
Cosa si racconteranno
nel millenario abbraccio 
le pietre e il sole:
le preghiere degli umani
e dove finisce l'infinito?

Urbisaglia  -  Abbazia di Fiastra   16.2.13  h.14,45



Dedico questo post al mio amico Florindo; abbiamo vissuto una stessa esperienza, ora condividiamo una comune ricerca.


21 febbraio 2013

Pievebovigliana: Pontelatrave e la via Lauretana



Pontelatrave - Statale 77 della Val di Chienti               (15.2.13)
Le Marche! Sono sempre pronte a sorprenderci, e a stupirci. Ero stato diverse volte a Pontelatrave ma sempre di passaggio e distratto dalla smania di arrivare a destinazione. Come sempre ho "girato l'angolo", in fondo a questo rettilineo a destra, ma stavolta mi sono accorto del castello, del ponte antico, della chiesa fondata da S.Francesco d'Assisi, del paesaggio stupendo e del paese in collina: Pievebovigliana. L’ambiente naturale, la storia e le architetture realizzate dall'uomo sono così intrecciate e legate assieme da sembrare la trama di un arazzo. 

Pontelatrave  -  "Pons de trabe Bonanti"              (15.2.13)
Il ponte: "Pons de trabe Bonantis”, ovvero, Pontelatrave.   
Le fondamenta sono di epoca romana ma è stato ricostruito nel '300. Era qui che confluiva la via Lauretana, una delle vie di collegamento tra Roma e l'Adriatico, e quindi Loreto. 

Visso - "indicazione stradale" lungo la via Lauretana
La "via antiqua que venit a mare", dopo aver toccato Foligno, superava gli Appennini a Colfiorito oppure a Visso- Macereto con un dedalo di mulattiere e strade di montagna che s'incanalavano in questo imbuto, guado sicuro e certo sul fiume Chienti, per poi proseguire fino al mare Adriatico.